PORTA S. FELICE NEL SEGNO DELL'ARIETE

Porta S. Felice nel segno dell'Ariete: prima casa secondo la sequenza zodiacale, quinta nel tema della città.
Si sa che il segno aretino, solare, marziano, richiede connotazioni di tipo marziale e militaresco, o perlomeno richiama alla mente l'aggressività e la violenza. Se si considera l'analogia marziana dei tempi passati, si può notare che da questa Porta si snoda l'antico Decumano Romano che s'innesta nella famosissima Via Emilia (tracciata dal console Marco Emilio Lepido), strada romana testimoniata da una pietra collocata da Augusto Ottaviano nel secondo secolo A.C.; strada quasi incessantemente percorsa dalle Legioni Romane protese alla conquista del Nord. Quale migliore analogia al Marte dell'Ariete? Strada militare ma anche strada di transito per illustri personaggi e per i loro cortei di armati e deputati.
L'analogia solare, che domina in Ariete, è confermata dalla magnificenza e grandiosità dei cortei papali e reali che transitarono per questi luoghi; con il potere dei personaggi che tendevano ad estendere il predominio sulla città.
Infatti, ricordano le cronache del tempo, transitarono per detta porta il Cardinale Bernardo del Poggetto nel 1327 per portare la Signoria del Papa a Bologna. E ancora Papa Leone X che nel 1515 incontrò Re Francesco I di Francia ed infine Carlo V che nel 1529 trattò con Clemente XII la sua incoronazione. Anche Napoleone entrò da questa porta come vincitore e predatore dei tesori bolognesi: fra questi, i marmi rosa della Prestigiosa Cattedrale di S. Petronio.
L'analogia di Marte con i tempi nostri è evidenziata dalla trasformazione, in un contesto industriale, con l'espansione lungo la Via Emilia d'importanti zone industriali e, in analogia a Marte-chirurgia, alla costruzione dell'Ospedale Maggiore.
Esattamente alla Porta si trova una delle più importanti e prestigiose caserme della città, la Caserma Mameli, che ospita il 40° battaglione di fanteria Meccanizzata.
Sono famose le baruffe e le risse (e rispunta la puntigliosità marziana) che in questo tratto della Via Emilia si svolsero fra Bologna e Modena. Il Tassoni, scrittore modenese, ha immortalato in un suo poemetto "La secchia rapita" una colossale burla perpetrata dai modenesi ai danni dei bolognesi. Nel poema si narra che i modenesi rubarono una volgare secchia di legno, scatenando le ire dei petroniani, ire che furono placate solo tramite l'intervento del Cardinal Legato che assegnò la secchia a Modena e consentì ai Bolognesi di trattenere prigioniero Re Enzo, nipote del Barbarossa, alleato di Modena. Tuttora Modena conserva questo cimelio in una cella nel cuore della Ghirlandina e gli studenti universitari, tutti gli anni, in occasione della Festa delle Matricole, cercano di riconquistarla per mostrarla in "Piazza Grande".
(continua)
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